Sicuramente alcuni dei nostri lettori più affezionati si saranno resi conto che questa non è la prima volta che il team di Greeda dedica un contenuto a Francesca Boni: andando sul nostro account Instagram troverete un post che riporta la notizia della campagna crowdfunding lanciata dalla fondatrice de Il Vestito Verde.
Dopo più di un anno abbiamo deciso di intervistarla per sapere come prosegue il suo ambizioso progetto, ossia quello di creare un database in lingua italiana di brand ecosostenibili ed etici per uomo, donna e bambino.

Ci parli de Il Vestito Verde? Come ti è venuta l’idea?

All’epoca vivevo in Canada (Francesca ha fatto uno scambio della durata di un anno al liceo, ndr) e dopo aver visto il documentario “The True Cost” sono rimasta talmente impressionata dallo scoprire cosa ci fosse dietro alla produzione di vestiti e accessori da decidere di non voler comprare più nulla. Ovviamente una scelta così drastica non poteva essere portata avanti nel lungo periodo e allora ho deciso di aprire un gruppo Facebook, che ancora oggi si chiama Il Vestito Verde, in cui scambiarsi in lingua italiana consigli e suggerimenti sulla moda sostenibile. A quei tempi infatti tutte le informazioni disponibili su internet erano in inglese per cui anche in Italia, per cercare fonti attendibili, era necessario conoscere l’inglese. Inizialmente il gruppo era molto piccolo, 30 persone circa, ma in un paio di mesi sono state scambiate tantissime informazioni interessanti, anche perché c’erano diverse persone preparate su questa tematica. Ma come molti sapranno il problema di Facebook è che con il passare del tempo risulta difficile risalire a informazioni più datate e mi dispiaceva l’idea di perdere tutto questo tesoro di dettagli e suggerimenti interessanti.

Così in un primo momento ho deciso di raccoglierle in un pdf molto basic riportando le informazioni in liste del tipo “Negozi fisici in Emilia Romagna”, “Suggerimenti di e-commerce online di reggiseni”, ma il risultato era poco user-friendly e di difficile accesso per un pubblico che stava diventando sempre più vasto.

Allora ho creato un sito su Wix, che nonostante fosse orrendo e non utilizzabile da mobile, ha avuto un sacco di accessi, così da spingermi, dopo qualche mese, a lanciare una campagna di crowdfunding per permettermi di far realizzare, da qualcuno che sapesse farlo, un sito ben fatto e di facile utilizzo. Volevo che fosse anche bello, che coniugasse all’etica l’estetica, che non diffondesse solo l’idea del vestito bruttino di canapa sostenibile, ma che al contrario fosse molto piacevole. La campagna di crowdfunding è stata finanziata prevalentemente dai membri del gruppo Il Vestito Verde, si è trattato quasi di una colletta tra amici, che però è servita molto, tanto da permetterci di far uscire il 22 aprile 2019 un sito veramente ben riuscito.

Database di marchi di vestiti etici e sostenibili

Ha un grande database e una serie di filtri che permettono di trovare più facilmente cosa si cerca, proprio al fine di offrire più opzioni possibili alla fast fashion. A tutto questo abbiamo aggiunto il blog, che ci consente di fare delle selezioni del tipo “I migliori jeans”, “I migliori sandali”, “Le migliori sneakers”, etc. Il blog ci permette anche di posizionare il sito nei motori di ricerca e di arrivare a più persone, anche a quelle che non ci conoscono direttamente.

In aggiunta abbiamo implementato la mappa della moda sostenibile integrabile a Google Maps in cui sono riportati migliaia di negozi sostenibili (di qualsiasi tipo), attività che vendono usato (anche i franchising come Mercatopoli e Il Mercatino), negozi di equo solidale, noleggio di abiti, cassonetti per la raccolta di abiti usati, sartorie che li riutilizzano, chiese che li accettano in donazione.

Sta diventando abbastanza diffuso: nel gruppo Facebook ci sono oltre 5.000 membri, su Instagram negli ultimi mesi siamo passati da 4.000 a 13.000 follower. Sono felice perché si sta allargando e sta aumentando l’interesse per queste tematiche: l’obiettivo per me è quello di facilitare a tal punto l’acquisto da non concedere più scuse.

Come vengono selezionati i brand?

Compilano un modulo caricato sulla sezione CANDIDATI e poi noi selezioniamo le attività che rispettano i nostri valori. Abbiamo creato il form proprio per velocizzare la procedura, dato che siamo studenti e non è il nostro lavoro. Avvenuta la selezione ci sentiamo su Skype per capire dove collocarli nel sito.

Da chi è composto il team de Il Vestito Verde?

Diciamo che io che sono la fondatrice, faccio il 90% degli inserimenti e della creazione contenuti, però ho anche dei collaboratori: Corrado Antar, che ha creato il sito e oggi si occupa della sua manutenzione, Elena Clara Maria Rossetti, che si sta laureando in Chimica e Fisica dei materiali ed è molto competente in questo ambito e Aline Albertelli che scrive articoli più Op-ed. Se qualcuno desiderasse proporsi per scrivere su Il Vestito Verde lo accoglieremmo con piacere.

Francesca Boni: fondatrice di il vestito verde

Ho una domanda difficile: meglio un abito usato ma fatto con materiali non naturali oppure uno nuovo prodotto con materiali naturali e sostenibili?

È molto difficile dare una risposta univoca perché ci sono tanti fattori da prendere in considerazione. Il primo è: quanto viene lavato il capo in questione? Prendiamo ad esempio il caso della maglietta che utilizziamo spesso, che laviamo ogni giorno, se fosse nuova e di cotone sostenibile sul lungo periodo sarebbe meglio, perché nel lavaggio non rilascia microplastiche. Però ci sono dei capi che non utilizziamo spesso e che dunque laviamo raramente, come i cappotti ad esempio, in questo caso dal punto di vista delle risorse impiegate è più sostenibile comprarlo usato perché non vengono utilizzate nuove risorse per produrlo.

La sostenibilità dei prodotti presentati ne Il Vestito Verde riguarda solo l’ambiente oppure ci sono altri valori importanti e di cui tenete conto prima di inserire i vari brand nel portale?

Assolutamente, consideriamo anche altri valori. Se un brand dice di utilizzare cotone certificato ma non dà alcuna informazione sulla manodopera noi non lo inseriamo. Anche perché il progetto è nato dalla mia sensibilità nei confronti dei diritti dei lavoratori come risultato della visione del documentario di cui ho parlato prima. Molto spesso i valori coincidono: le aziende che hanno a cuore il personale che vi lavora, producono in maniera più lenta, utilizzando materiali di qualità maggiore, seguendo un business model più sostenibile in senso ampio.

Ci tengo a fare un’altra precisazione: noi non inseriamo solo brand certificati perché vi è un problema con l’ottenimento delle certificazioni da parte di piccole realtà a causa del loro costo elevato. Per noi è molto importante anche la sostenibilità economica, per questo motivo non escludiamo l’artigiano che produce scarpe con scarti di pelle e che quindi ha piccoli introiti annuali che non gli permettono di certificarsi. Lo stesso vale per l’acquisto della materia prima sostenibile certificata: molte piccole attività non possono permetterselo perché spesso è richiesto alle aziende di comprare un quantitativo di tessuti o di altre materie prime sproporzionato rispetto al numero di ordini che gestiscono annualmente.

Tenere un atteggiamento troppo rigido ed estremista rischia di allontanare le persone. Bisogna trovare sempre il giusto equilibrio tra scelta, disponibilità e selezione di brand che ci tengono all’ambiente e ai lavoratori.

Blog sulla moda sostenibile

Chi segue Il Vestito Verde?

Perlopiù donne (su Instagram sono il 94%). Una categoria che è molto presente è quella dei neogenitori che fino a prima di diventarlo non si erano mai interessati a queste tematiche. Iniziano a farsi tante domande, a informarsi: si innesca una catena che li porta a Il Vestito Verde. Questo percorso li rende più consapevoli e dalla paura dell’allergia dovuta al materiale sintetico si passa a ragionare sul tipo di mondo che si lascerà ai propri figli.

Come possiamo sostenervi?

Innanzitutto relazionandovi con la community: ponendo domande, dando spunti, commentando, chiedendo articoli e approfondimenti su un tema specifico etc. Più siamo e interagiamo più Il Vestito Verde cresce ed aumenta la sua utilità.

Poi noi abbiamo l’account Buy me a coffee, se volete offrirci un caffè virtuale potete farlo.

Infine potete segnalarci a brand sostenibili per eventuali collaborazioni. Queste collaborazioni ci permettono di continuare a finanziare il progetto.

Sul tuo canale YouTube tratti tanti argomenti diversi oltre alla sostenibilità ambientale, come è nato? Secondo te è uno strumento utile per la promozione di queste tematiche sempre più urgenti?

È nato tutto in modo super casuale, stavo per partire per l’anno all’estero in Canada e volevo avere una sorta di archivio dei ricordi. Ho pensato che invece di tenerli sul mio telefonino li avrei potuti mettere su YouTube per renderli fruibili a tutti. In un attimo sono arrivata a 15 mila iscritti ma in modo del tutto inaspettato, io non mi ero nemmeno impegnata molto. Pubblicavo un video a settimana e la gente iniziava ad aspettarli, quando non c’erano mi scriveva. Poi dopo che ho visto il documentario ho iniziato a parlare di moda sostenibile perché avevo bisogno di esternalizzare il mio shock. Ho fatto un paio di video sull’argomento e ho visto che i miei coetanei erano molto interessati.

Oggi il mio canale YouTube è una piattaforma in cui mi mostro e posso condividere in modo più informale idee sulla moda sostenibile, mentre sul sito non appaio quasi mai, perché voglio che rimanga uno spazio neutro, in cui tutti si possono ritrovare: un vero e proprio servizio.

Infine ti chiedo di dare un consiglio (quello che ritieni indispensabile) ai nostri lettori.

Fare un bel respiro, rallentare e concentrarsi sulle cose davvero importanti, la quarantena un po’ ce l’ha insegnato e imposto. Viviamo in una società in cui siamo costretti a correre, ad essere iper produttivi e io ritengo che questo atteggiamento, degenerando, possa portare a tante conseguenze negative anche dal punto di vista ambientale. Darsi il giusto tempo per consumare in maniera più consapevole, saggia e lungimirante.

Il progetto di Francesca vi ha incuriosito? Ecco dove trovare Il Vestito Verde:

Sito ufficiale

Gruppo Facebook

Instagram

YouTube