La mostra “The fashion experience” che Mani Tese ha allestito in Piazza XXIV Maggio a Milano e che sarà visitabile fino al prossimo 30 giugno, è davvero qualcosa di importante.
Per qualche giorno, in un quartiere che migliaia di persone raggiungono e attraversano alla ricerca di spensieratezza e svago, si affronteranno tematiche che di leggero hanno pochissimo: l’utilizzo sconsiderato delle risorse del territorio per produrre vestiti, le spesso pessime condizioni di lavoro di chi li realizza per noi, le alternative sostenibili da preferire a quelle basate su sfruttamento e spreco.

A tenere insieme queste riflessioni, un’idea semplice ma fondamentale: il modo in cui facciamo shopping può incidere in modo sostanziale sulle sorti del Pianeta. Perché i consumi che ogni capo rende necessario sono una nostra responsabilità, anche se nessuno li indicherà nelle nostre bollette: per produrre un singolo paio di jeans, per esempio, servono 3.800 litri d’acqua, 12 m2 di terreno e 18,3 Kwh di energia elettrica (un impatto che assume dimensioni impressionanti se si considera che ogni anno in tutto il mondo vengono prodotti 3 miliardi e mezzo di jeans). Siamo sicuri di voler essere complici di tutto questo? E siamo sicuri di non poter trovare comunque soddisfazione, per esempio, dall’acquisto di un paio di jeans realizzati in modo sostenibile oppure di seconda mano (posto che forse prima dovremmo chiederci se ne abbiamo davvero bisogno)?

L’installazione di Mani Tese però non è solo allarmistica: l’ultimo dei 3 spazi in cui si articola permette infatti al visitatore di mettere a confronto una filiera non sostenibile con una filiera etica e sostenibile attraverso la voce di due capi d’abbigliamento (un cappellino e un paio di sneakers) che raccontano il loro viaggio dai campi di cotone fino agli scaffali dei negozi. Perché le possibilità di acquistare in modo sano esistono! E ognuno di noi, attraverso i propri comportamenti quotidiani, può sostenerle e farle crescere in modo che prima o poi diventino non più l’alternativa ma l’unica scelta possibile.

Anche per questo, la mostra di Mani Tese si conclude con la consegna di un breve decalogo da tenere sempre a portata di mano per diventare consumatori responsabili di slow fashion.
Ve lo riportiamo qui, corredato in alcuni casi da qualche commento o da qualche link utile per mettere subito in pratica ogni suggerimento!

Il decalogo per un consumo responsabile contro la fast fashion

1) Compra meno cose e indossale molto di più.

Puoi farlo se acquisti capi di qualità e fatti per durare nel tempo.

2) Il tuo stile personale è come te: unico! Non devi per forza seguire le mode stagionali per esprimere la tua identità.

3) Evita l’acquisto d’impulso: nella maggioranza dei casi è destinato al fondo dell’armadio!

Lo dimostrano, per esempio, le enormi quantità di vestiti che in tanti ancora si ostinano a buttare nei cassonetti dislocati in molti Comuni (con il rischio, in assenza di un presidio attento e sano da parte delle istituzioni o delle ONP preposte, di alimentare mercati non leciti o di vederli comunque sprecati se non distrutti). Ma lo dimostrano anche i numeri di moltissime statistiche. Un esempio su tutti? Eccolo: in media, l’80% dei capi che acquistiamo rimane inutilizzato nell’armadio. Che senso ha?

4) Impara a leggere le etichette e le certificazioni di qualità ambientale e sociale, sapendo che non potranno mai dire tutto del capo che stai per acquistare.

E ricorda, aggiungiamo noi, che spesso non tutti i costi che ogni capo si porta dietro sono indicati nello scontrino. Come infatti ben descritto rispetto al denim nel Report “The true price of jeans” (attualmente disponibile sono in inglese e olandese, ma di cui Il Sole 24 Ore ha fatto una perfetta sintesi qui) per ogni paio di jeans ci sono circa 30 euro di costi fissi, quantificati in base all’impatto ambientale e sociale. Quindi i jeans nuovi che costano meno di questa cifra nascondono un costo occulto, legato allo sfruttamento delle persone e dell’ambiente. Un costo che con la fast fashion non sosteniamo utilizzando soldi del nostro portafoglio ma che dobbiamo assolutamente imparare a considerare.

5)Informati sulle tue marche d’abbigliamento preferite e fai sapere loro che per te sostenibilità e trasparenza sono importanti

Evento gratuito "The fashion Experience"

6)Scegli tessuti in fibre naturali e, se proprio devi comprare vestiti sintetici, preferisci quelli ottenuti dal riciclo di materiali plastici.

Finché non cambierà il nostro collegamento con la biosfera e con i suoi abitanti, il piccolo interesse personale causato da disperazione o avidità avrà sempre la meglio. Quando parlo di plastica non pensate solo al flacone del detersivo o alla malefica bottiglia d’acqua, pensate anche ai vestiti, quelli che guardando l’etichetta mi facevano fare un sospiro di sollievo, solo qualche anno fa. Quelli che per tanti anni ho ritenuto non cruenti, fatti di fibre sintetiche che però vengono disperse ad ogni lavaggio in lavatrice, contribuendo a rendere i mari una zuppa di plastica pericolosissima e mettendo in pericolo in primis la vita di chi nel mare ci abita”.
Dice bene la zerowaster Beatrice Di Cesare in questo interessante articolo scritto per Vivere Vegan: in questo momento storico, la produzione massiva di abbigliamento si basa sull’uso di fibre sintetiche il cui costo forse non riguarda il nostro portafoglio oggi ma di certo riguarderà la nostra salute e la nostra sopravvivenza domani.

Chi volesse impegnarsi per non alimentare questo sistema può optare, magari cercandoli nei mercatini dell’usato, per capi in lino, un materiale 100% ecologico (perché non richiede irrigazione né concimazione), 100% sostenibile (addirittura ogni anno la coltivazione del lino europeo permette di trattenere 250mila tonnellate di CO2) e completamente biodegradabile e riciclabile, oltre che termoregolatore e ipoallergenico quindi perfetto da indossare sulla pelle. Senza contare che l’80% della produzione globale di lino avviene in Europa, riducendo così notevolmente i costi ambientali dei trasporti.

7)Evita lunghi spostamenti in auto da un negozio all’altro: muoviti in bici per fare shopping (oppure acquista on line in modo consapevole).

8)Scopri il fascino dei negozi vintage, dell’usato e delle nuove proposte del commercio equo e solidale.

Ottimo consiglio! Noi ne avevamo fatto una piccola selezione proprio qui🙂

9)Indossa capi re-fashion, rimodellando e rimoderando i tuoi vecchi capi

10)Scegli se vuoi applicare uno o più di questi suggerimenti e ricorda che non esiste un modo unico di essere consumatori consapevoli. Proprio come non c’è un modo unico di vestirsi e di dare il proprio contributo affinchè il mondo diventi un posto migliore.

#blackfriday: il decalogo per combattere la fast fashion