Ci sono libri che scegli e libri che ti scelgono, è uno slogan che ho coniato qualche tempo fa e che sempre più spesso mi ritrovo a confermare quando leggo fino alle ultime righe e volto l’ultima pagina.

Ho acquistato La parete (edizioni e/o Le Cicogne, 248 pagine, € 12,90) qualche settimana fa incuriosita dalla copertina, dalla sintesi della trama contenuta nella seconda copertina e, perché no, dal commento riportato in terza: “Che bella storia, per una metafora su quella solitudine ormai divenuta un fenomeno sociale …”, ho portato il libro a casa, l’ho riposto nella libreria tra i libri da leggere e mi sono dedicata ad altro nel frattempo. Ho ripreso in mano il libro qualche giorno fa nel mio famelico bisogno di letture in quarantena e non nascondo di aver letto le prime pagine con fatica, tra scetticismo e senso di claustrofobia.

La parete non ha una trama, si presenta come una cronaca in prima persona rielaborata dall’autrice a partire dalle note e dai commenti appuntati su un vecchio calendario. La cronaca non è lineare, spesso nello stesso paragrafo capita di leggere di tempi diversi, ha un inizio e una fine brusca: la narrazione si interrompe quando si esaurisce la carta a disposizione dell’autrice. Ogni evento raccontato nel libro ha un riferimento temporale costante che traccia una linea netta tra tutto ciò che è il prima della parete e un tutto ciò che è il dopo la parete. La parete non è solo un episodio che fa da cesura rispetto al passato, ma è un ostacolo invisibile che frappone la vita nello chalet e nella valle alla non vita sui prati dove si scorge un uomo pietrificato nel gesto di portarsi la mano alla bocca davanti a una fontana.

Recensione "La Parete" di Marlen Haushofer

La protagonista è una donna, di cui non si conosce il nome, solo qualche frammentaria informazione sull’aspetto fisico e qualche cenno sulla famiglia; insieme a lei c’è Lince, un cane che le resterà fedele e amico fino alla fine, una gatta e la sua progenie, Bella la mucca e Toro, il suo vitello. Dopo una notte trascorsa nella camera degli ospiti dello chalet di proprietà di una coppia di amici, la protagonista nota che Luise e Hugo non hanno mai fatto rientro a casa dopo la serata trascorsa giù al villaggio.  Stranita dal loro comportamento, si incammina con Lince lungo la strada che conduce alle prime abitazioni fino a quando improvvisamente si ritrova a terra, riacquista i sensi e realizza che ha sbattuto la testa contro un ostacolo invisibile: sembrerebbe al tatto una grande lastra di vetro oltre la quale non si può andare, ma dalla quale si scorgono figure sinistre immobili in gesti quotidiani.

La parete non si vede ma c’è e da quel giorno capovolge l’esperienza di un soggiorno estivo di vacanza in montagna in una permanenza coatta a contatto con la natura e gli animali. La protagonista attinge ai ricordi di bambina, alle istruzioni sugli almanacchi conservati nello chalet e anche al buon senso e riorganizza la sua vita in funzione del ritmo delle stagioni, delle piogge, del vento, in base ai bisogni degli animali che accudisce…Fino al punto in cui la sveglia che ricarica ogni sera si blocca e il tempo non è più quello delle lancette ma il tempo delle cornacchie. La mattina inizia con la mungitura di Bella e i lavori nella stalla, la giornata prosegue con la falciatura del fieno, la tenuta dell’orto dove crescono le patate, la caccia, le provviste di legno e i momenti a ritrovare un po’ di fiato e godere del tepore del sole seduta sulla panca davanti alla porta. Giorno dopo giorno cambiano le abitudini, i pensieri, l’umore e l’aspetto della protagonista: a guidare questo cambiamento è un rapporto simbiotico con le risorse della natura dalle quali dipende la sopravvivenza della vita umana, in un equilibrio delicato tra sfruttamento e cura. La natura offre legna per scaldarsi in abbondanza se tagliata e messa al riparo al momento giusto, fieno se falciato al momento opportuno e riposto in un ambiente asciutto. Bella ricambia le cure della donna con abbondante latte, Lince mette a disposizione la sua compagnia e il fiuto infallibile nelle passeggiate nel bosco, la terra quando estirpata con cura dalla gramigna restituisce dopo la semina patate e fagioli. La donna diventa, attraverso la sua operosità, anello fondamentale di una catena senza il quale la gramigna prenderebbe il sopravvento, l’edera e i topi penetrerebbero nel più buio della baita per farvi la loro dimora. Esattamente quanto succede oltre la parete dove la strada è quasi irriconoscibile sotto le erbacce, le baite quasi impercettibili sotto la vegetazione folta e la vita umana completamente annullata. La protagonista de La parete non cambia solo le sue abitudini: cambia anche il suo aspetto per via del lavoro con la terra e gli animali e per effetto di una nuova e più semplice dieta; cambiano anche i sentimenti.

Libro "La Parete": recensione

Prevale giorno dopo giorno il senso di estraneità verso una vita, quella prima della parete, piena di impegni, di distrazioni futili, di sorrisi di circostanza, di cerimonie prive di significato; prevale il senso e la necessità di una vita consapevole e armoniosa, osservante di una sola regola: l’amore. Scrive la protagonista: “Compiango gli animali e compiango gli uomini perché vengono gettati in questa vita senza averlo mai chiesto. Gli uomini forse meritano più commiserazione perché posseggono giusto quel tanto di giudizio per opporsi al naturale corso delle cose. Ciò li ha resi disperati e cattivi e poco amabili. Eppure, sarebbe stato possibile vivere diversamente. Non esiste impulso più ragionevole dell’amore. Rende la vita più sopportabile sia all’amante che all’amato. Solo avremmo dovuto riconoscere che si trattava della nostra unica possibilità, della nostra sola speranza in una vita migliore”.

Ho trovato che leggere la Parete nei giorni del lockdown Covid-19 sia stato terribilmente attuale: ciascuno di noi si è ritrovato quasi inavvertitamente a dover fare i conti con un ostacolo invisibile che ci impedisce di varcare il limite delle nostre abitazioni, ci porta a fare i conti con spazi e risorse nuove, con un nuovo modo di percepire e vivere il tempo e la quotidianità. Abbiamo riscoperto l’arte della panificazione, la passione per l’orto, stiamo diventando esperti nella gestione razionale delle risorse, stiamo abbandonando l’ossessione dell’apparenza e ci stiamo concentrando sulla sostanza. Nel frattempo, la natura al di là della nostra parete fa il suo corso, gli animali si riprendono gli spazi che gli sono stati negati per lungo tempo, il sole sorge tutte le mattine a est e chiude il suo ciclo nello spicchio di cielo a occidente determinando le ore del giorno e della notte. La parete per noi un giorno crollerà improvvisamente o forse dovremo scavare un varco e, quando avremo la possibilità di passare dall’altra parte, porteremo con noi la consapevolezza che solo un rapporto d’amore e armonioso tra tutti gli esseri viventi potrà essere la nostra unica possibilità di speranza in una vita migliore.

“La parete si è imposto come libro cult negli ultimi anni tra i lettori di tutto il mondo, parallelamente alla crescita di una nuova coscienza ambientalista e femminile”. Noi di Greeda ve ne suggeriamo la lettura con gli occhi di chi nella Parete sa scorgere l’opportunità di un modo nuovo di inserirsi nel delicato rapporto uomo natura: un rapporto che non potrà essere più pensato in una logica di sfruttamento.