Jay: Non ha ancora mangiato nulla?
Blond: No…sta ancora cercando di avere il minore impatto ambientale possibile.
Silver: Tutta la produzione alimentare implica sfruttamento.
Blond: Prova questo.
Silver: Mmm-mmm.
Blond: Dai, è soltanto un pomodoro.
Silver: Fatto maturare con etilene e trasportato in camion.
Jay: Ammiro la tua convinzione, Silver, ma il tuo pallore mi preoccupa.

Okja: l’umanità non appartiene necessariamente agli umani

Deliziosamente eccentrico, Okja è il lungometraggio di Bong Joon-ho prodotto da Netflix nel 2017. Si presenta come un concentrato di raffinate stranezze che sembra dividere il mondo in due: da un lato ci sono coloro che si preoccupano e, dall’altro, c’è chi invece non sembra minimamente toccato dalla questione. Ma di cosa stiamo parlando, di preciso?

Okja è il nome di un enorme maiale e Mija ne è la proprietaria estremamente ostinata. La sua forza mozzafiato e il suo ingenuo coraggio fanno sembrare gli sforzi quotidiani di ciascuno di noi completamente inutili e privi di determinazione. D’altra parte, Okja non è di certo il normale animale domestico che ci aspetteremmo. Questo enorme suino sente, pensa e agisce da umano: il fatto che il regista abbia deciso di dargli quella scintilla di luce ai suoi occhi, dice tutto.

 

C’era una volta un maiale e il suo ricco nemico multinazionale

Ma da dove inizia la storia? Come ogni racconto che si rispetti, c’è l’eroe e il cattivo da combattere. Il suo nome è Lucy Mirando e ha il volto, la pelle pallida e l’aspetto androgino della meravigliosa Tilda Swinton – famosa per film come Dobbiamo parlare di Kevin (Lynne Ramsay, 2011) e Grand Budapest Hotel (Wes Anderson, 2014), da cui prende spunto per interpretare il suo ruolo in Okja.

Lo sguardo magnetico e la sua magistrale recitazione hanno un compagno di viaggio: uno strano e pazzo Jake Gyllenhaal in una versione ancora inedita agli schermi. L’attore veste i panni del Dottor Johnny Wilcox, uno scienziato maleducato e spesso ubriaco che indossa un paio di imbarazzanti calzoncini color kaki e calzini neri fino al ginocchio. Un personaggio che si finisce inevitabilmente per odiare.

La vera avventura inizia quando Lucy Mirando, CEO presso la Mirando Corporation, decide di dare il via ad un concorso: una nuova razza di maiali giganti è stata appena inventata e 26 dei suoi esemplari verranno spediti presso altrettanti agricoltori in giro per il mondo. Dopo dieci anni di allevamento, verrà scelto il miglior superpig. L’obiettivo è combattere il cambiamento climatico e la sovrappopolazione attraverso questa nuova razza di maiali che ha un’impronta ambientale minima e che promette di fornire più carne andando a sopperire una richiesta sempre più elevata.

Lucy Mirando nel film Okja di Bong Joon-ho

Dieci anni dopo, il dottor Wilcox va alla ricerca del vincitore: Okja nel frattempo è diventata un maiale gigantesco che ama molto i cachi. Nella brillante campagna montana della Corea del Sud, corre e vive circondata da acqua fresca, rocce selvagge, alberi forti e soprattutto amore. È così intelligente e geniale che è impossibile pensare che questa nuova razza di maiali possa avere l’unico grande scopo di sfamare il mondo. La pancia morbida e le guance soffici di Okja, le sue gambe forti e il suo grande cuore hanno l’obiettivo di finire nel reparto di carne di un qualsiasi supermercato per nutrire un pianeta afflitto e sovrappopolato.

Un’anima umana nascosta nel cuore di un superpig

Innamorarsi al primo istante di Okja è facile e quasi inevitabile. Questo perché Bong Joon-ho ha progettato questo lungometraggio con uno scopo ben preciso in mente, uno scopo che raggiunge alla grande. Okja ti cattura dal primo istante in cui appare sullo schermo; lei lega i suoi occhi alla tua anima e silenziosamente ti dice che sì, anche lei ne ha una.

All’interno della giungla visiva costruita dal regista coreano, le avventure di Okja e Mija spiegano infatti una questione importante. La società di Lucy Mirando nasconde, con lo scopo di salvare il mondo dal riscaldamento globale, un’altra marcia verità. Alle spalle di Lucy tramano malvagiamente la sua spalla destra e la sorella gemella Nancy: dietro all’idea poetica che questi giganteschi maiali possano salvare il mondo, si nasconde invece l’obiettivo di produrre “gustose” salsicce di maiale OGM attraverso carne creata in un laboratorio di orrori. Anche se il critico cinematografico A.O. Scott ha definito questo film un “miracolo dell’immaginazione”, ancora una volta siamo non così lontano dalla realtà.

Esso, infatti, critica il nostro moderno consumo di carne ed è esplicito fin dalle prime scene. Lo fa puntando sui nostri sentimenti ed emozioni, mostrandoci le torture a cui gli animali vengono sottoposti negli allevamenti intensivi. E sappiamo già, attraverso fatti e immagini, che tutto ciò è vero e nemmeno discutibile. Consumiamo troppa carne (cattiva carne) e con la popolazione umana in continua crescita, tutto questo non sarà possibile ancora per molto senza ammetterne i gravi danno al nostro ambiente e alla nostra salute.

L'amore da Okja e Mija nell'omonimo film di Bong Joon-ho

Un film d’avventura basato su contrasti e equilibrio

Ma ciò che Okja espone silenziosamente è che la nostra società ha una personalità bipolare pericolosa. Ecco perché, all’inizio di questo articolo, affermo che il mondo è diviso coloro che si preoccupano e coloro che invece non sembrano minimamente toccati dalla questione. Il divario è agghiacciante.

La campagna di montagna contrasta con la città. La foresta verde è così rigogliosa che è quasi doloroso paragonarla alla grigia gabbia umana senza emozioni chiamata metropoli. Le persone che mangiano carne ogni giorno e non si preoccupano davvero di conoscere l’intera storia di quelle salsicce di maiale apparentemente deliziose contrastano con coloro che vogliono salvare tutti gli animali del mondo e diminuire la loro impronta ambientale. Ma in questo film non c’è vincitore. Persino i “bravi ragazzi” (l’associazione vegana dell’Animal Liberation Front) sembrano fanatici le cui azioni potrebbero essere distruttive se guidate dall’arroganza e dall’egoismo.

Nel mezzo, c’è equilibrio: la cura reciproca di Okja e Mija bloccata tra coloro che governano e tutte le persone che dipendono da loro perché non possono o non vogliono scegliere, e coloro che hanno deciso di scegliere ma che potrebbero finire per usare le stesse strategie sbagliate per lo scopo opposto. In questo film, l’Animal Liberation Front e la Mirando Corporation sono due esempi perfetti.

 

Sfortunatamente, l’amicizia tra Mija e Okja è una bellezza distaccata, una soluzione rara da trovare in un mondo in cui il problema del consumo di carne è conseguenza di una causa ancora più grande: il perenne obiettivo della nostra società di trovare la cosa più redditizia in termini di denaro così da guadagnarne sempre di più.

Possiamo amare l’amore di Okja e Mija l’una per l’altra, così bello e così forte. Ma alla fine siamo costretti a capire che questo non è un lieto fine. Non se, alla fine, per salvare la sua amica, Mija è costretta a comprarla con una statua d’oro a forma di maiale. Così non diventa forse il denaro, l’amore vero che governa ogni cosa?

Movie details

Titolo: Okja
Regista: Bong Joon-ho
Sceneggiatura: Bong Joon-ho, Jon Ronson
Produttori: Bong Joon-ho, Dooho Choi, Dede Gardner, Lewis Taewan Kim, Jeremy Kleiner, Woo-sik Seo
Produttori esecutivi: Brad Pitt, Ted Sarandos, Stan Wlodkowski
Anno: 2017
Paese: USA, Corea del Sud
Durata: 121 minuti
Dove potete guardarlo?: Netflix