Nel mondo che vorremmo abitare, non esiterebbero l’odio, le guerre e le bombe. Nel mondo che abitiamo, invece, tutto ciò esiste, eccome. Lo abbiamo ogni giorno sotto gli occhi. Ma questo non significa che ci si debba arrendere. MAI. Se siamo capaci di creare degli ordigni, siamo anche capaci di disinnescarli. E trasformarli. Già perché non è detto che debbano rimanere per sempre allo stato originario. Magari possono diventare qualcosa di speciale, chissà, forse addirittura preziosi. Dal punto di vista materiale, ambientale ed umano. Sì, perché i tre aspetti si possono prendere per mano ed andare lontano. Non ci credete?

La storia di No War Factory è tutta da scoprire. Abbiamo parlato con Massimo, il fondatore – insieme alla moglie Serena – di questa straordinaria realtà.

Come è nata l’idea di No War Factory?

Sono 10 anni che io e mia moglie viaggiamo tra Cambogia e Laos operando nel volontariato; in passato lei faceva la parrucchiera, io mi sono sempre arrangiato con lavori stagionali, come aiuto cuoco o bagnino. Un giorno, al mercato di Luang Prabang, abbiamo notato dei bracciali in vendita e la storia della loro provenienza ci ha subito colpito (si trattava di scarti di ordigni bellici). Dopo una ricerca siamo arrivati al villaggio, situato nella Piana delle Giare (le giare sono grandi contenitori in pietra di origine antica e sconosciuta), dove vengono realizzati questi oggetti. Abbiamo cercato una guida ed instaurato un ottimo rapporto con questi artigiani.

In Laos collaboriamo con l’associazione canadese Adopt a Village che, attraverso donazioni acquista e distribuisce filtri in ceramica per depurare l’acqua per le famiglie dei villaggi rurali. Il primo passo è stato quello di acquistare 46 filtri per le famiglie che non avevano accesso ad acqua potabile; da lì l’idea di collaborare con loro e creare la nostra azienda No War Factory srl, appena tornati in italia.

La nostra società è stata fondata a gennaio 2019 ed è formata da 3 soci : Massimo Moriconi, mia moglie Serena Bacherotti e Riccardo Biagioni.

I gioielli di No War Factory

Perché avete scelto di lavorare proprio nel Laos?

A pochi km da Phonsavan, la capitale della regione di Xieng Khouang, si trova il villaggio Ban Naphia in cui vivono gli artigiani con cui collaboriamo. È una zona che, durante la Guerra di Indocina, fu pesantemente colpita dai bombardamenti, ed attualmente risulta ancora ricca di ordigni inesplosi. La Guerra durò 9 anni – dal 1964 al 1973 – e mise a dura prova il Paese, poiché durante questo periodo, gli Stati Uniti sganciarono oltre due milioni di tonnellate di ordigni in Laos; circa 80 milioni di essi non esplosero, causando, negli anni successivi, un numero impressionante di morti e di persone che subirono la perdita di arti. Ancora adesso si verificano casi di questo tipo, e spesso si tratta di bambini che, spinti dalla curiosità, cercano di capire se sarà possibile rivendere il metallo di cui sono fatte le bombe.

Continuando al ritmo attuale, saranno necessari 125 anni per poter raggiungere il completo sminamento del Laos.

Le bombe dell'associazione UxoLao

Che importanza assume questa collaborazione per le popolazioni laotiane?

Le popolazioni dei villaggi della regione fortemente colpita hanno iniziato fin da subito dopo il conflitto a riciclare i resti degli ordigni per creare manufatti, cucchiai e bracciali. Attualmente collaboriamo con tredici famiglie del villaggio di Ban Naphia: acquistiamo i loro prodotti contribuendo al miglioramento della situazione economica locale. Ogni anno, parte del ricavato dalla vendita dei prodotti viene usato per acquistare e distribuire filtri per la depurazione dell’acqua dei villaggi e un’altra parte per sostenere i programmi di sminamento di queste zone.

Popolazioni Laotiane, No War Factory

 In cosa consiste la procedura di sminamento e produzione degli oggetti?

Lo sminamento avviene ad opera di enti specializzati, UxoLao & MAG, e si divide in varie fasi:

  • Ricerca degli ordigni e preparazione del terreno. Il terreno da sminare viene diviso in griglie, sulle quali poi si procederà con l’utilizzo dei metal detector, così da identificare gli ordigni inesplosi e liberarli. Il terreno da liberare dagli ordigni inesplosi (UXO) viene diviso in griglie. Questi strumenti riescono a rilevare frammenti di metallo fino a 60 metri di profondità, ma per eseguire approfondimenti si utilizzano altri tipi di rilevatori, capaci di raggiungere distanze di 2 metri. Ogni volta che si identifica un ordigno, il luogo viene liberato in modo tale che ci si possa lavorare con il trattore e con gli aratri trinati dai bufali.
  • Scavo. Non è semplice sapere se, ogni volta che il metal detector rileva qualcosa, si tratti effettivamente di ordigni inesplosi o di puro metallo: purtroppo l’unica soluzione è anche quella più pericolosa, ossia l’estrazione del frammento dal terreno, mediante una pala. Si procede poi con l’esame del pezzo, per identificarne la natura e decidere quindi se distruggerlo o rimuoverlo.
  • Distruzione dell’ordigno. L’ordigno può esser distrutto sul posto o spostato in un altro luogo: dipende dalla sua tipologia e dal punto in cui è situato.
  • Avvisare gli abitanti dei villaggi. Prima di rimuovere l’ordigno e/o procedere con la detonazione, ci si accerta che tutte le abitazioni presenti nelle zone interessate siano state evacuate.

Operai per lo sminamento dei territori del Laos

Parliamo di aspetto sociale e ambientale. All’interno del vostro progetto, le due cose risultano strettamente correlate.

Questo è un progetto importante che ci permette di collaborare e sostenere le associazioni di sminamento attraverso donazioni ed acquistando gli scarti di alluminio che vengono ritrovati setacciando i terreni e facendo brillare le cluster bomb che sono sparse per tutto il territorio, oltre a cisterne e pezzi di aerei ed altre artiglierie. Le famiglie che possiedono terreni in cui il metallo è stato demolito professionalmente, lo passano alle fonderie locali. Da qui finisce nelle mani degli artigiani che si occupano di fonderlo e realizzare i pezzi da noi disegnati e/o richiesti che noi paghiamo al prezzo da loro stabilito, migliorando così l’economia del villaggio.

Tutto questo processo è un circolo che crea lavoro ed aumenta l’economia dei villaggi rurali oltre che sostenere lo sminamento rendendo più sicure molte terre ed anche migliorando l’impatto ambientale, ripulendo, appunto, queste zone.

Dove possono esser acquistati i vostri prodotti?

Solo nello shop presente sul nostro sito: No War Factory

Durante il Natale appena trascorso, abbiamo collaborato con Emergency: all’interno dei loro spazi Natale, allestiti in 14 città italiane, infatti, è stato possibile acquistare i nostri prodotti, ricavati dall’alluminio delle mine antiuomo, appositamente brandizzati per l’associazione fondata da Gino Strada. Il ricavato era destinato agli ospedali Emergency presenti in Afghanistan ed Iraq.

Ovviamente, come dicevamo prima, collaboriamo anche con l’associazione canadese Adopt a Village in Laos. Parte del nostro fatturato è destinata proprio a quest’idea.

Ci teniamo a sottolineare che, durante la guerra, non sono mai state utilizzate armi nucleari, perciò i nostri prodotti sono privi di radioattività, oltre ad essere certificati per l’assenza di metalli pesanti e quindi conformi alle normative vigenti.

Avete tra le mani un gioiello No War Factory? Condividete le vostre foto su Instagram con l’hashtag #mynowarfactory o #nowarfactory! 🙂