Esattamente una settimana fa si è tenuto a Roma il Murmat Short Film Festival, un evento nato nel 2018 e organizzato da Shake Art, Murmat Studio e Nuvole Rapide Produzioni, sotto la direzione di Marco Aquilanti. Quest’anno, la terza edizione del festival si è rivolta a un tema molto caro a noi di Greeda: l’amore per l’ambiente, la salvaguardia dei suoi paesaggi e l’urgente problema del cambiamento climatico in corso.

Forse non tutt* conoscono il termine Green Cinema ma molt* di voi avranno sicuramente visto qualche documentario – se ne trovano tanti su Netflix – incentrato su una specifica tematica ambientale. Ecco, il “Green cinema” è proprio quella branca della settima arte che si dedica a sensibilizzare il proprio pubblico sugli effetti del cambiamento climatico così come a celebrare la bellezza del nostro spettacolare pianeta. E non solo. La produzione cinematografica, infatti, è una macchina gigantesca che richiede molte risorse e che dunque necessita di regolazioni per poter continuare a produrre pellicole in maniera più sostenibile. Per questo motivo, negli ultimi anni anche questo settore ha fatto degli sforzi per potersi migliorare passo dopo passo. Sono nate compagnie di produzione cinematografica che cercano di minimizzare l’impatto ambientale che la realizzazione di un film comporta e ci sono festival, come appunto il Murmat 2020, che si impegnano a promuovere questa tematica a più e più persone.

Traces: vincitore della sezione tema ambientale

Quest’anno, il vincitore della sezione a tema ambientale è un cortometraggio francese chiamato Traces. Quest’ultimo, diretto da Sébastien Pins, ci trasporta nella foresta delle Ardenne in Belgio. Qui, il racconto inizia attraverso le parole di una giovane donna – rappresentata inizialmente da una ragazzina – che esordisce descrivendo il suo rapporto con la foresta, un luogo dove non si sente mai sola e di cui percepisce, anche senza comprenderla appieno, l’onnipotenza della Natura. L’attenzione si sposta poi su una serie di bellissimi primi piani che inquadrano delle catene, dei tronchi trascinati a terra e un paio di zampe, quelle di un cavallo da traino molto possente. All’inizio sembra vi ci sia attrito tra queste immagini e quelle iniziali che mostrano uccelli liberi in cielo e lunghissime vedute dall’alto. Però, man man che la trama di dipana e i suoni della natura ci trasportano nel cuore della foresta, si viene a conoscenza di Marc e della sua fidata cavalla Nina. Marc e Nina sono gli ultimi rimasti di una lunga generazione di taglialegna, un lavoro che nessuno vuole più fare perché molto faticoso e spesso alla mercé delle stagioni e dei ritmi della Natura.

Ciononostante, questo lavoro dimostra uno straordinario equilibrio tra le necessità di noi uomini e il rispetto verso la Natura. Le macchine che distruggono interi paesaggi disboscandoli e alterandone, in maniera spesso irreversibile, la biodiversità sono ciò contro cui questo cortometraggio si oppone. Il lavoro di Marc e della sua cavalla è un lavoro arduo ma dimostra attenzione e cura per la foresta, ne rispetta le sue caratteristiche e ne percorre i suoi sentieri con devozione. Ce lo racconta in primis la bellissima fotografia di questo corto: i primi piani sul planare degli uccelli e su un affascinante corvo nero; gli occhi della ragazzina che inseguono curiosi i rumori della foresta; le delicate carezze di Marc a Nina e le inquadrature in verticale dall’alto come se la Natura fosse lì con noi a guardare l’evolversi della stessa storia.

Forse la parola “taglialegna” può sembrare un controsenso quando si parla di sostenibilità. Forse si rimane un po’ spiazzat* dalla scelta di Sébastien di basare un cortometraggio ambientale proprio su questo lavoro. Eppure bisogna ricordarsi che il futuro del nostro pianeta dipende essenzialmente dalla ricerca di un equilibrio tra le nostre necessità e quelle della Natura di cui, non dimentichiamocelo mai, facciamo pienamente parte. Lo stesso regista ce lo spiega:

Penso che il futuro dello sviluppo forestale sia una stretta collaborazione tra la meccanizzazione e la trazione dei cavalli di un buon taglialegna. Mentre facevo ricerche sui luoghi, ho notato che dove c’è un cavallo da lavoro, le macchine rimangono a casa. Il cavallo, che è facile da manovrare, può raccogliere gli alberi in luoghi dove, se le macchine dovessero andare, la foresta dovrebbe essere rasa al suolo per permettere loro di entrare, qualunque sia la macchina in gioco: un cric, un trattore o una macchina per il disboscamento.

Per questo motivo Traces, oltre ad essere un cortometraggio raffinatissimo e di una grandissima bellezza visiva, ci offre una lezione importante: trovare l’equilibrio tra quello che siamo e quello che la Natura è; recuperare con lei quel contatto che abbiamo perso da tempo, quel contatto che è lì che ci aspetta, paziente, leggerissimo, onnipotente.

Vi interessa questo cortometraggio? Ecco qualche info utile:

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Murmat Short Film festival: https://murmatfestival.it/