Stop all’inquinamento marino: la lotta di Marevivo dal 1985

L’acqua copre il 71% della superficie terrestre e costituisce il 60% del nostro corpo. Da essa dipende l’intera vita presente sul nostro pianeta e ciononostante tendiamo quotidianamente a darla per scontata e a metterla costantemente a rischio. Pensate alle acque inquinate dai pesticidi delle coltivazioni intensive oppure ai coloranti della fast fashion riversati nei fiumi delle zone povere del mondo; pensate poi ai nostri oceani, alle plastiche gettate tra i pesci e tutto quello che in mare non ci dovrebbe finire.

Ci sono però associazioni come Marevivo Onlus che si occupano ogni giorno di proteggere questo bene prezioso attraverso un lavoro costante di sensibilizzazione basato su tematiche quali lo stop all’utilizzo di plastica usa e getta o alle microfibre, i peggiori inquinanti marini.
Abbiamo deciso dunque di intervistare questa meravigliosa realtà per farvela conoscere e farvi capire quanto sia necessario oggigiorno preservare il nostro “oro blu“.

Guardando sul vostro sito ci sono venute in mente moltissime domande, ma la prima è sempre la più classica e la più scontata. Come è nato Marevivo?

Marevivo nasce nel 1985 per sensibilizzare sull’importanza della tutela del Pianeta e del mare, elemento fondamentale per la vita degli esseri viventi. Due argomenti che all’epoca erano considerati secondari dall’opinione pubblica.

Potete illustrarci alcuni dati riguardanti l’inquinamento marino? Si sono riscontrati dei miglioramenti da quando l’opinione pubblica ha iniziato a preoccuparsene o siamo sempre in “alto mare”?

Sicuramente abbiamo riscontrato una maggiore sensibilità da parte dell’opinione pubblica sul problema. Tuttavia, per parlare di miglioramenti è ancora troppo presto. È necessario che anche i governi si impegnino con leggi efficaci per ridurre il consumo di plastica usa e getta e per regolamentare la pesca, due tra le principali cause di impoverimento dei nostri mari.
I dati sull’inquinamento da plastica sono ancora allarmanti: ogni anno produciamo 300 milioni di tonnellate di plastica ed entro il 2030 potremmo raggiungere 619 milioni di tonnellate. Negli oceani ne finiscono 13 milioni di tonnellate: è come se trovassimo 16 buste colme di spazzatura per ogni metro delle coste del mondo. Non è un problema che si può arginare così facilmente. Per questo occorre l’impegno individuale di tutti che non può e non deve prescindere dall’impegno delle istituzioni.

Lo staff di Marevivo Onlus

La vostra associazione punta molto sull’educazione ambientale e anche noi siamo decisamente convinte che per migliorare il mondo bisogna investire sui più piccoli. Quanto sono d’aiuto, in quest’ottica, le scuole italiane?

Negli anni abbiamo avuto la fortuna di collaborare con un personale scolastico sempre molto disponibile e attivo sul piano dell’educazione ambientale. Senza l’impegno di dirigenti scolastici e docenti che hanno appoggiato i nostri progetti, non avremmo potuto ottenere tutti i risultati che abbiamo raggiunto. Tra questi, “Delfini Guardiani delle Isole” che si rivolge agli studenti delle scuole primarie e secondarie delle isole minori italiane e “Nauticinblu”, pensato invece per i ragazzi degli istituti nautici italiani.
Ciononostante, nel programma della scuola italiana manca totalmente l’educazione ambientale. Noi facciamo del nostro meglio ma questo lavoro dovrebbe essere fatto su tutto il territorio nazionale: solo attraverso l’educazione possiamo creare una coscienza collettiva per il rispetto dell’ambiente.

Siamo ormai in piena estate e le spiagge iniziano ad affollarsi a perdita d’occhio. Come possiamo contribuire a mantenere la loro bellezza oltre a raccoglierne i rifiuti? Come si diventa poi un volontario Marevivo?

È molto importante imparare ad apprezzare le nostre spiagge senza lasciare traccia della nostra presenza, nel rispetto dell’ambiente e dei suoi abitanti. Raccogliere rifiuti è una buona pratica, ma meglio ancora è non disperderli nell’ambiente. Non portare via sabbia, sassi o conchiglie dalle spiagge, gettare le cicche di sigaretta negli appositi posaceneri, utilizzare prodotti biodegradabili e non consumare troppa acqua sotto la doccia. In fondo si tratta di buonsenso. Se poi si vuole collaborare in maniera più attiva, è possibile compilare il form dei volontari su www.marevivo.it.

Tra le vostre campagne troviamo gli hashtag #stopmicrofibre, #stopsingleuseplastic ed #ecocannucce. Avete già in mente su quale argomento volete basare la prossima?

Ci saranno nuovi progetti in futuro, ma per il momento ci sembra essenziale continuare a portare avanti queste campagne che mirano al raggiungimento di risultati importanti ma anche complessi. Ci stiamo battendo affinché in Italia venga recepita il prima possibile la direttiva dell’Ue (che mette al bando alcuni prodotti in plastica usa e getta) e stiamo cercando di far inserire anche i bicchieri di plastica, che costituiscono uno dei rifiuti che più di frequente si trova in mare o in spiaggia e nonostante questo non è previsto dalla direttiva europea.

Se volete saperne di più su Marevivo, seguitelo sui Social

Ringraziamo Raffaella Giugni per le sue risposte e se volete approfondire chi sono le protagoniste di Marevivo e tutti i volontari che contribuiscono alla difesa dei nostri mari, seguiteli su:

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