Fin da piccoli ci viene insegnato che “È il tempo che hai perduto per la tua rosa, che ha reso la tua rosa così importante”. A quell’età non comprendiamo certo il significato più profondo di questo splendido pezzo, eppure scopriamo che ci può essere un filo sottile capace di legarci a quella creatura. Che noi, per quel fiore, possiamo fare qualcosa. E che lui potrà ricambiare, a suo modo.

Il tempo passa, e quella frase rimbalza di continuo fra il cuore e la testa. Può capitare che qualcuno ce la dedichi, può capitare di dedicarla. Possiamo vederla incagliata nei contesti più sbagliati, eppure è sempre lì, pronta a sorprenderci.

Mentre leggevo “Lo dicono i fiori. Scopri che la vita è un giardino meraviglioso” (Vallardi,  € 15,90, 167 pagine) , mi sono chiesta un sacco di volte se, per caso, anche Rosalba Piccinni si fosse addormentata spesso con Il Piccolo Principe sotto al cuscino.

Chissà, forse, la passione per l’universo floreale, è nata così.
Dopo anni trascorsi a Bergamo ‒ città natale dell’autrice ‒ lavorando presso un fiorista, Rosalba decide di trasferirsi a Milano ed aprire un negozio tutto suo. Non tralascia mai il grande amore per la musica jazz e continua imperterrita a cantare al Blue Note, anche ora che quella bottega di fiori è sbocciata in un mondo dalle mille sfumature: il Potafiori.
Non una rivendita di fiori, non un ristorante, bensì un luogo che è una carezza per l’anima, dove cibo, fiori e musica si fondono insieme per regalare emozioni che, anche se a volte durano solo il breve tempo di una cena, sono in grado di lasciare un segno indelebile in chi le vive.

 

«I fiori, con le radici, le foglie, la terra che sporca le mani e allarga il cuore. È da loro che traggo la mia energia, sono loro a risvegliare i miei sensi quando mi sento troppo stanca per affrontare quello che ancora mi aspetta. Sono i fiori ad aiutarmi a sbrogliare le situazioni complicate, a farmi capire come mi devo comportare con una cliente difficile, a darmi la chiave del cuore delle persone a cui tengo.
Il fiore è l’espressione della vita in tutte le sue forme. Innanzitutto perché è un essere vivente, con un carattere proprio e una personalità complessa. Come le persone, con i loro pregi e difetti, caratteri e caratteristiche. Con il mio lavoro di fiorista cerco sempre di favorirne la natura. E con l’attività di ristoratrice cerco di assecondare gli umori dei miei clienti, i loro gusti e necessità. Infine, con la mia musica, mi prendo cura delle loro emozioni.»

Sette capitoli che raccontano storie avvenute realmente all’interno del Potafiori: pagine che diventano petali delle vite di coppia, così fragili, così chiusi, apparentemente incapaci di guardare oltre le proprie striature. Pagine come steli robusti di amicizie, resi forti dal tempo e confermati con un “Grazie”. Pagine divenute foglie messe a dura prova dal vento della paura, che inaridisce i rapporti madre-figlia e li fa tremare davanti al dubbio più semplice.

Recensione del libro green "Lo dicono i fiori"

Ogni lembo di carta narra una favola reale, dove gioia, dolore, rabbia e timori vengono curati con un mazzo di fiori poggiato con naturalezza su un tavolo, ad illuminare di bellezza quel momento. Perché tutti i racconti ‒ anche l’ultimo, il più crudo ‒ con un tocco di creatività e qualche segreto del mestiere, possono esser trasformati. E divenire preziosi.

Perché c’è un bouquet adatto per ogni occasione.

«E così, bouquet dopo bouquet, ho scoperto che ciascuno nasconde un piccolo segreto, un trucco per avvicinarsi alla bellezza, per ritrovare l’armonia, per tenere insieme ciò che amiamo, per superare i momenti difficili.

Nei bouquet a volte basta un abbinamento audace per trasformare un fiore solo in apparenza semplice in qualcosa di eccezionale. La forma e il colore di un fiore esaltano quelli di un altro, proprio come succede con le persone, proprio come succede ogni giorno ai tavoli del Potafiori.»

Bisogna solo parlare con i fiori: mettersi alla loro altezza, come si fa con i bambini.

Capire quali scegliere.

Ed imparare a tenerli insieme.

 

“Guardi i gambi” le dico. “Vede la forma? Sono a spirale”. […]
“È fondamentale, quando si cerca di tenere insieme i fiori”, aggiungo guardandola negli occhi, e dal luccichio improvviso nel suo sguardo capisco che inizia a intuire dove voglio arrivare. Così proseguo. “Bisogna stare attenti a disporre i gambi sempre nella stessa direzione, senza che si incrocino, altrimenti si spezzeranno non appena cercheremo di legarli”. La donna mi fissa per qualche istante, poi guarda l’uomo, ancora intento a studiare il menu.

“In un bouquet è sempre necessario fare qualche aggiustamento in corso d’opera. Per questo è tanto importante la tecnica a spirale. È l’unico modo in cui possiamo evitare di spezzare i gambi e rendere vano tutto il nostro lavoro”.

Ma forse non è così complicato. Anzi, dovremmo esserci abituati.

I fiori sono come le persone. Qualcuno ha bisogno di spazio, altri hanno bisogno di essere stretti gli uni agli altri. Il segreto, credo, è non temere i vuoti. A volte se li riempiamo mossi solo dalla paura, dall’ansia, rischiamo di sbagliare e rovinare tutto. Meglio aspettare. E fidarsi.

Rosalba, con la sua esperienza, ci insegna tutto questo. Pagina dopo pagina, ci fa inoltrare nelle storie di ogni fiore, anche quello più antico, scoprendo che col loro linguaggio, spesso, potremmo esser capaci di leggere noi stessi e chi ci sta intorno. Che la felicità, a volte, ci appare così lontana solo perché siamo troppo occupati a badare alle cose meno importanti. Invece “Un fiore in bocca può servire, sai: più allegro tutto sembra”.

Musica e Natura. Forse, in fondo, basterebbe poco così.