Ex-modella, mamma, convinta femminista, Cristina Coto – metà green influencer e metà divulgatrice di tematiche ambientali oltre che imperterrita sostenitrice dei Fridays for Future – sul suo profilo Instagram si descrive così:

🥦Mangio vegetale

👗Vesto l’usato

💡Accendo la rinnovabile

🚲Uso la ciclabile

♻️Faccio la differenziata

🧻Sono biodegradabile

Spontanea, simpatica e ironica cerca di semplificare e di avvicinare quante più persone possibili alle tematiche che la appassionano.

Partiamo da qualcosa di facile, così, per rompere il ghiaccio: come e quando è nata la tua passione per l’ambiente?

La mia è stata una vera e propria necessità. Sono nata in Moldavia e lì vivevamo in una casa con un grande orto e gli animali. Autoproducevamo tutto tranne il sale, lo zucchero e l’olio, l’attenzione al non sprecare era un bisogno vero e proprio. Poi a 12 anni mi sono trasferita in Italia, ma sicuramente il mio background mi ha segnato molto, così come gli insegnamenti che mi ha passato e mi passa ancora oggi mia madre.

Tua madre sembra una figura molto importante, la citi molto spesso anche nei contenuti sul tuo canale.

Qual è il tuo obiettivo? Perché hai aperto la pagina?

In un primo momento per lavoro, la mia agenzia di moda mi aveva spronato a farlo per attrarre i clienti. Sono così felice di aver lasciato quel mondo e l’assurdità del consumismo al suo interno: io non facevo solo fotografie o sfilate, spesso venivo chiamata anche per i fitting nelle aziende che producono vestiti. Assistevo a tutto il veloce processo per creare collezioni estremamente effimere.

La necessità di cui parlavo prima è nata da un profondo disagio personale: non riuscivo più a fare quel lavoro, mi sentivo schiacciata, considerata un manichino vivente che doveva adattarsi a qualsiasi tendenza. Il mio spirito creativo non si conciliava assolutamente con quel mondo. Desideravo una famiglia, una casa in campagna, una vita che andasse più al mio passo.

Ho incontrato il mio compagno, sono rimasta incinta, ho avuto l’opportunità di sperimentare la lentezza e di riscoprire i miei bisogni e le mie vere necessità. Ho avuto modo di leggere tantissimo, di studiare e mi sono resa conto che una vita alternativa è possibile, più semplice e autentica, riducendo tutto ciò che è superfluo. Quando scopri certe cose, e che basta poco per cambiare, viene la voglia di urlarlo, di parlarne con tutti, di condividerlo e nel mio caso non è bastato dirlo ai miei cari.
Sono scelte che non riguardano solo la nostra salute, ma rappresentano delle responsabilità infinite che noi abbiamo in quanto ospiti di questa Terra.

Il mio obiettivo adesso, oltre al desiderio di creare un e-commerce di prodotti made in Italy sostenibili – sia dal punto di vista ambientale che sociale – è divulgare e confrontarmi con gli altri.

Cristina Coto e la pasta agli antichi grani

Quando ti sei accorta di essere diventata un punto di riferimento per molti?

La comunità che mi segue con vero affetto è ancora piccola, purtroppo tra i miei followers precedenti, tanti non hanno accettato il passaggio di contenuti che ho fatto, preferendo la Cristina bella, ma a bocca chiusa. Devo dire però che coloro che mi seguono con entusiasmo lo fanno perché sono davvero interessati a ciò che dico, e gli apprezzamenti sul mio corpo sono stati sostituiti da richieste sincere, soprattutto provenienti da donne.

Il piacevole senso di responsabilità che ne deriva mi spinge a continuare in maniera più seria, più impegnata, più attenta proprio perché è diventato un percorso di gruppo, non più soltanto mio.

Sponsorizzi il tuo canale Instagram o lavori solo con l’organico che generi? Si può fare,  secondo te?

No, io non sponsorizzo il mio profilo ed è una cosa in cui non credo molto per ciò che mi riguarda. Prima di tutto non ho interesse a diventare qualcosa di preciso. Il mio è un percorso e voglio farlo senza pretese, senza l’ansia del risultato. Io racconto la mia storia e la strada che sto percorrendo. Voglio essere una divulgatrice, non un’influencer, anche se mi capita di avere collaborazioni con piccole realtà in cui credo.

Quanto tempo dedichi alla realizzazione dei contenuti? Segui un piano editoriale che ti aiuta a scadenzare gli argomenti?

Devo dire che sotto questo aspetto non sono molto professionale: tutto ciò che mi piace ma diventa un impegno mi stanca. Ho provato a creare un piano per regolarizzare le uscite dei miei contenuti e ad essere continuativa nelle storie, ma purtroppo non riesco. Ho bisogno dei miei tempi e dei miei spazi, invece sui social è un flusso continuo, è come stare sempre ad una festa ed è impossibile per me. Preferisco essere meno regolare pur rischiando di non avere un certo successo, che probabilmente potrei acquisire per preservare me e la mia quotidianità. Magari quando Blu andrà all’asilo e avrò più tempo riuscirò ad impegnarmi anche in tal senso.

In generale possiamo considerare il ruolo di green influencer un lavoro vero e proprio? Le collaborazioni con brand sostenibili consentono di portare il piatto sul tavolo ogni giorno?

Assolutamente sì. È il momento giusto per investire in questo tipo di attività perché è un settore in crescita, soprattutto in Italia. C’è un rischio ed è il motivo per cui io preferisco divulgare piuttosto che influenzare: l’influencer ha il ruolo di vendere e quindi si potrebbe rischiare di trasformare gli utenti in consumatori alternativi ma pur sempre in consumatori. Io ritengo che la sostenibilità debba rimanere un argomento genuino e che il ruolo dell’influencer, in questo caso, possa risultare ambiguo.

Cristina Coto con la figlia Blu

Per un annetto circa ti sei allontanata dai social. Per quale motivo?

C’è stata una transizione difficile poiché ero molto legata al bisogno di dover apparire, sentivo la responsabilità del mio aspetto fisico: non potevo mostrarmi in modo spontaneo. C’era una grande tensione, un’ansia da prestazione che mi ha portato a fermarmi, nonostante fossi partita in quinta: appena iniziato avevo avviato diverse collaborazioni ma percepivo che c’era qualcosa che non andava, non avevo ancora trovato la mia forma.

Mi sono presa una pausa e ho fatto un sacco di letture femministe che mi hanno aiutato a tirarmi fuori da questi schemi limitanti, ho capito che non c’era più bisogno di aggrapparmi alla mia immagine e di metterla in primo piano che avevo ben altro, di valore e di qualità.

Sono tornata su Instagram e ho iniziato a parlare struccata, non pettinata impeccabilmente, non scosciata (o meglio solo quando lo voglio io), semplicemente essendo me stessa ed è stata davvero una grande liberazione.

Ti capita di ricevere critiche? Come reagisci dentro di te e come all’esterno?

Più che critiche ricevo spunti, richiami a un’attenzione più approfondita su certi argomenti, inviti ad ampliare la mia visione. Uno degli ultimi scambi che ho avuto riguardava un mio contenuto sull’acquisto dei libri usati in cui consigliavo alcuni noti franchising che si occupano di questo. Una mia follower mi ha fatto notare che un marchio nello specifico sfrutta il mondo dell’editoria e io ho ragionato molto sulla difficoltà a volte di decidere: meglio far prevalere l’importanza della sostenibilità o l’etica? In ogni caso ne nascono sempre discussioni positive e altamente formative ed è importantissimo l’atteggiamento con cui ci si confronta: empatia, comprensione e rispetto delle esperienze di vita e dei tempi di ciascuno. Bisogna essere flessibili e il meno estremisti possibile, deve essere un percorso di educazione e di reciproco confronto, non di indottrinamento.

Hai mai avuto preoccupazioni in merito al mostrare la tua quotidianità sui social (penso, ad esempio, alla tua meravigliosa Blu)?

Come ho detto, l’autenticità è molto importante per me e, dopo lunghe riflessioni, ho ritenuto che condividendo completamente la mia quotidianità sarei risultata davvero autentica. Coinvolgere anche mia figlia mi ha permesso di ampliare il pubblico a cui mi rivolgo; ti faccio un esempio: se voglio parlare di vestiti di seconda mano e mostro che come me anche Blu è dignitosamente vestita con abiti usati, quell’abitudine può essere passata sia alla madre che mi segue che ai suoi figli.

Intervista a Cristina Coto: ecomamma

Consigliaci 5 profili almeno belli come il tuo.

Ce ne sono tantissimi, anche molto più belli del mio.

  • A me piace @cami_al_naturale che è dolce, carina, semplice, anche lei senza cadere nel perfezionismo, è sempre molto elastica, accogliente e comprensiva.
  • Poi @profondoverde, che è un’attivista, tratta l’argomento da un altro punto di vista, dando lezioni. Molto interessante.
  • @virginia_bg è laureata in Scienze ambientali tratta il tema da un punto di vista scientifico, ma non è troppo impostata.
  • @storie_sfuse di cui amo molto le storie che narrano.
  • @a_sustainable_home è una ragazza in cui mi rispecchio, anche lei ha una bimba e dà molti consigli utili.

Elencaci le 5 azioni indispensabili per iniziare il cambiamento.

  1. Ridurre il consumo di carne, sia per il bene del pianeta che per la nostra salute.
  2. Cambiare il fornitore di gas e luce oppure richiedere al proprio energia proveniente da fonti rinnovabili.
  3. Limitare l’utilizzo della plastica, riempiendo la borraccia al posto di comprare l’acqua in bottiglia, utilizzando posate in metallo, usando assorbenti lavabili o la coppetta mestruale.
  4. Acquistare capi di seconda mano. Io lo trovo estremamente divertente e su Depop ho anche stretto un sacco di amicizie virtuali.
  5. Farsi una cultura femminista: è il consiglio meno pratico ma quello indispensabile. Se nella società le donne stanno meglio, tutto va meglio, tutto è più sostenibile, tutto è più pratico. Noi tutti dipendiamo dalla donna più di quanto pensiamo.

Si chiude con un inno alle donne la lunga ma bellissima intervista con Cristina Coto. Nelle prossime settimane la troveremo impegnata nell’iniziativa Plastic Free July, non perdetevi tutti i suoi consigli sui suoi canali!

Ecco dove trovare il mondo a impatto quasi zero di Cristina Coto:

Instagram

Depop